Lezioni dalla Bolivia: provare con un po’ di tenerezza….Try a Little Tenderness – Lessons from Bolivia – in Italian Translation

ZNet in Italia had my article translated! If you read Italian, here goes:

Lezioni dalla Bolivia: provare con un po’ di tenerezza….

Di Diane Lefer
9 marzo 2012

Immaginate di lavorare in un ufficio dove ogni mattina le persone entrano e baciano tutti i colleghi. Si comincia la giornata con almeno una dozzina di abbracci e di baci, e, naturalmente altri ogni volta che si esce e si entra. Qui li potremmo chiamare molestie sessuali. Io invece amavo questi gesti di affetto e solidarietà quando collaboravo con Educar es fiesta (Educare è una festa) una organizzazione no profit, con sede a Cochabamba, in Bolivia, che è dedicata a giovani che vivono in situazioni difficili e a famiglie in crisi.
Edson Quezada, conosciuto da tutti come “Queso” formaggio (dal suo cognome, non perché sia un pezzo grosso (traduzione dell’inglese Big Cheese, n.d.T.), ha fondato l’organizzazione credendo che la formazione artistica è anche formazione di vita, che i bambini hanno un diritto naturale intrinseco alla gioia e l’apprendimento deve procedere di pari passo con la contentezza.
Educar es fiesta attira i bambini a partecipare al loro programma offrendo le arti del circo: trapezio, danza acrobatica area, giochi di destrezza, andare su un motociclo, ginnastica, perfino camminare sulla corda per sviluppare l’espressione di sé, la fiducia in se stessi e la perseveranza. I bambini imparano come sviluppare nuove abilità, possono non riuscire molte volte prima di arrivare al successo.
L’aula tradizionale è spesso un luogo di frustrazione, fallimento, e disprezzo per gli indigeni che parlano la lingua Quechua * emigrati dalle zone rurali e per i poveri, e quindi Educar es fiesta insegna in ambienti il più possibile diversi dalla solita aula scolastica – per esempio con i bambini sdraiati sul pavimento della tenda del circo. Il gruppo di insegnanti offre anche laboratori sulla salute, l’igiene sessuale, la nutrizione, la non violenza, i diritti e le responsabilità dei cittadini, e anche lezioni private e altro. E appena i bambini arrivano per i laboratori, ogni bambino riceve un abbraccio e un bacio sulla guancia.
Invece quando lavoravo con i bambini a Los Angeles, dovevo firmare un documento con il quale accettavo di non permettere alcun gioco – perfino “acchiaparella” – che richiedesse un minimo contatto fisico. Se un bambino chiedeva di essere abbracciato, dovevo acconsentire, piegarmi e permettere al bambino di restarmi a fianco.
Naturalmente conosco la realtà degli abusi sessuali. In Bolivia i bambini che vengono abbracciati, fanno pratica grazie alla campagna: “Il mio corpo è territorio mio: nessuno lo tocca senza il mio permesso.” Il toccare, però, è di importanza primaria per gli esseri umani. Il neonato apprende a toccare prima che possa interpretare i segnali visivi o comprendere le parole. Se i bambini non si abbracciano o non si tengono in braccio in modo sano da adulti responsabili, sicuramente questo li renderà obiettivo di predatori che profitteranno del loro bisogno di affetto. Gli abbracci possono curare i bambini maltrattati o abbandonati.

Quando torno a Los Angeles, guardo i giornali locali e vedo che la proibizione di toccare non avrebbe evitato l’abuso che di recente è venuto alla luce riguardo a una maestra di scuola elementare che si presume desse da mangiare ai bambini in classe i suoi liquidi organici.
Nelle nazioni andine, educatori come Queso parlano ora di quella che il peruviano Alejandro Cussiánovich ha chiamato La pedagogia de la ternura, cioè La Pedagogia della Tenerezza. In Perù e in Bolivia che hanno una storia recente di dittature e di repressioni violente, e in Colombia che ha un governo eletto di civili e un conflitto armato in corso, l’idea è che la scuola è necessario che sia un luogo di crescita, non di disciplina, per gente che è stata ridotta al silenzio e che è indurita e traumatizzata da anni di violenza. Tenerezza non vuol dire soltanto accogliere i bambini o essere ultra protettivi: lo scopo di questa educazione non è indottrinare, ma far crescere i bambini in modo che possano essere protagonisti delle loro vite.
Tenerezza. E’ quello che desidero per i bambini americani che crescono in alcuni dei nostri quartieri degradati dove, a causa dei crimini e della violenza delle bande, i bambini mostrano un tasso maggiore di disturbi post traumatici da stress (PTDS – Post Traumatic Stress Disorder rispetto ai loro omologhi di Baghdad durante i giorni peggiori della guerra in Iraq.
Il personale di Educar es fiesta offre anche laboratori per gli insegnanti per condividere le tecniche di “buen trato” – tecniche di gestione della classe basate sul rispetto reciproco invece che sul modello più militare di disciplina e castigo. Questo mi ha ricordato una mia amica californiana che era così disgustata dal suo lavoro di insegnante in una scuola elementare in un quartiere degradato,
che pensava di andarsene. Quando, però, ho visitato la sua scuola un paio di anni fa, i bambini sembravano contenti, bravi e ansiosi di imparare.
“Oh sì,” ha detto la mia amica. Abbiamo una nuova preside che ha cambiato tutto.
Che cosa ha fatto la taumaturga? “Ha convocato una riunione e ha detto agli insegnanti che non potevano più strillare contro i bambini o insultarli. Buen trato, non è vero?
I bambini di Educar es fiesta sanno che cosa vuol dire essere trattati senza rispetto. Nel primo anno, cioè un po’ più di dieci anni fa, Queso aiutava i bambini che al cimitero aspettavano i le persone che partecipavano ai funerali e che potevano dargli la mancia quando gli pulivano i vetri della macchina. I bambini erano spesso maltrattati dai custodi del cimitero. Era un grande divertimento per loro prendere un bambino piccolo e buttarlo in una tomba appena scavata da dove non sarebbe riuscito a uscire arrampicandosi. Quando però questi stessi bambini recitavano in una rappresentazione davanti al pubblico, erano salutati da applausi e acclamazioni. Il loro status cambiava, non solo ai loro occhi, ma anche a quelli della comunità più vasta.
In molti quartieri, però, la comunità è spezzata dalla povertà. Le famiglie si disgregano dato che i genitori emigrano in cerca di lavoro in Argentina, Cile, Spagna e – più di recente – in Giappone e non portano con loro i bambini.
Ecco Laura. Vive con sua nonna che può solo darle un tetto ma che ha poco da offrirle per quanto riguarda cibo o affetto. Laura la mattina va a scuola. Poi va la “lavoro”: si mette davanti a un ristorante modesto dove sorveglierà le macchine mentre clienti mangiano, in cambio di una mancia. Poca gente arriva in macchina. Se non prende mance, soffre la fame. Mentre noi negli Stati Uniti ci preoccupiamo dei “confini”, a Cochabamba, se Jimena Ari, insegnante formatrice di Educar es fiesta, va a casa per pranzo, si porta dietro Laura perché mangi con la sua famiglia e prenda lezioni di scacchi da sua nipote Ceci che va già pazza per quel gioco.
Nel pomeriggio Laura è nella tenda del circo, ansiosa di imparare.
Quando gli altri bambini se ne sono andati, Laura si trattiene nell’ufficio. Fino a quando non chiudono le porte, nessuno la manda via. Se c’è un progetto che ha bisogno di una mano volenterosa, Laura aiuta. Altrimenti fa pratica con il computer. Forse le daranno un bicchiere di latte e un po’ di pane. Certamente riceverà un abbraccio. E qualcuno le dirà come è intelligente, come è bella, e le dirà che le vogliono bene.

* l quechua, kichwa o runasimi (runa = “uomo” + simi = “lingua”, letteralmente “bocca”) è una ù vasta. di Lingue native americane del Sud America. Fu la lingua ufficiale dell’impero Inca, ed è attualmente parlata in vari dialetti da circa 9,6 milioni di persone nella zona occidentale del Sud America, inclusa la Colombia meridionale e l’Ecuador, tutto il Perù e la Bolivia, la parte nord-occidentale dell’Argentina e quella settentrionale del Cile. Oggi è la lingua nativa americana più estesa in tutto il mondo e la quarta lingua più estesa nel continente. È seguita dall’aymara e dal guarani. È lingua ufficiale in Perù e Bolivia assieme allo spagnolo e all’aymara.È una lingua agglutinante sintetica nel quale né l’accento né il tono della voce modificano il significato della parola. Da:http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_quechua (n.d.T.)

Diane Lefer è autrice, commediografa, e attivista. Tra i suoi libri più recenti c’è The Blessing Next to the Wound, [Il sollievo e la ferita] una storia vera scritta insieme all’esule colombiano Hector Aristizabal, e il giallo Nobody Wakes Up Pretty, [Nessuno è bello appena sveglio] che il vincitore del premio Edgar descrive come “setacciare le ceneri della infinita guerra di classe americana”, che uscirà il maggio prossimo per la Rainstorm Press.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
http://www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/lessons-from-bolivia-try-a-little-tenderness-by-diane-lefer
Originale : New.Clear.Vision
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY- NC-SA 3.0

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